UMANITÀ NUOVA

Salute e ambiente

 

Piacabucu

Un paesaggio mozzafiato a sud del Brasile, messo a rischio da una gestione amministrativa che non tiene conto del rispetto dell’ambiente e delle esigenze degli abitanti. Irene Silva lavora come biologa all’Istituto Brasiliano dell’Ambiente, che ha ottenuto notevoli successi nella mediazione dei conflitti, nel rispetto delle persone e dell’ambiente.

di Irene Silva- Brasile

 

Lavoro come biologa nell'Istituto Brasiliano dell'Ambiente e delle Risorse Naturali Rinnovabili.

Per alcuni anni ho gestito l'area di protezione ambientale della spiaggia di Piaçabuçu, situata nel litorale sud dello Stato d'Alagoas, in una zona molto ricca di bellezze paesaggistiche. E’ un’area creata per proteggere tartarughe e uccelli marini che si riposano e riproducono sulla costa; un luogo la cui particolare e unica bellezza è espressa anche dall'interazione tra le sue comunità tradizionali, di significativo valore umano e culturale.

Nelle “Aree Protette ad Uso Sostenibile”, è permesso l'esercizio di attività economiche nell'uso di risorse naturali, purchè queste siano realizzate in modo razionale, ordinato e controllato, permettendo lo sviluppo sostenibile all'interno delle tradizioni socio-economiche e culturali delle popolazioni locali, proteggendo le aree con più significative per la conservazione del patrimonio naturale.

Nonostante queste premesse, l'amministrazione del territorio opera secondo un vecchio paradigma di sviluppo economico, che non prevede l’uguaglianza sociale e non tiene conto della protezione ambientale. Questo ha provocato delle costanti minacce alla base naturale della conservazione dell’ecosistema lì presente, dovute ad un uso inadeguato delle risorse naturali per le attività economiche, all’inefficienza del servizio fondamentale di assistenza delle classi sociali più umili; Da tutto questo è risultato per molti anni un basso livello di organizzazione sociale, che ha pregiudicato l'esercizio della cittadinanza da parte di queste popolazioni.

Da quando il territorio è passato sotto la nostra gestione, abbiamo lavorato con l’obiettivo di rendere minimi gli impatti ambientali, elevando nel contempo al massimo la conservazione della biodiversità. Per questo modo di operare, diretto a un utilizzo ordinato delle risorse, nel giro di poco tempo sono cominciate le prime difficoltà nei rapporti tra il nostro ente, che rappresentava gli interessi collettivi, e i soggetti che difendevano gli interessi privati. 

Si è scatenata in breve tempo una “guerra di gestione” del territorio, caratterizzata dall’antagonismo tra i poteri esistenti.

A dispetto dei conflitti che si generano, è evidente nella nostra esperienza che non è la divergenza di opinioni e interessi che di per sé distrugge le relazioni, quanto la forma con la quale queste situazioni vengono gestite. Seguendo questa linea di pensiero, il nostro ente è stato capace di percepire il rischio, senza esimersi dalla lotta, ma in nessun momento ha agito per annullare o distruggere il contendente. La sua battaglia aveva come obiettivo quello di creare nell'avversario una maggiore coscienza ecologica, in modo da farlo divenire un nuovo alleato.

Prendo ad esempio, un conflitto tra le parti, scatenato per questioni legate alla pesca del gambero marino e allo smaltimento della spazzatura. Dopo due udienze pubbliche in tribunale, grazie a un lavoro di persuasione, ma anche di rispetto, discutendo con l’avversario tutti i problemi legati alla pesca, si è trovato un accordo tra le ragioni dei pescatori e quelle delle industrie, e oggi è rispettata la regola della separazione della spazzatura organica da quella inorganica, con le differenti destinazioni.

Lentamente si stanno coniugando le ragioni di chi vive in quelle terre, con quelle del turismo locale e delle opportunità che le bellezze del paesaggio possono offrire a tutta la comunità.

©  Photo Copyright Luke Joel, Creative Commons License

 

 

 

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