UMANITÀ NUOVA

Politica e P.A.

Gela

Rocco Goldini l'abbiamo quando abbiamo raccontato il suo impegno per una cittadinanza “attiva” a Gela, in Sicilia. Questa volta riportiamo stralci di una sua conversazione di alcuni anni fa quando, insieme a Rosa, ha raccontato a un folto gruppo di persone, qualcosa di più del suo lavoro per la città. Un lavoro che anche oggi, dopo la scomparsa di Rocco, continua a portare risultati..

 

Da una conversazione di Rosa e Rocco Goldini- 

 

 

«Siamo sposati da alcuni anni e abbiamo tre figli. Qualche anno fa, dovendo cambiare abitazione, per essere coerenti con la nostra scelta di vita, abbiamo scelto di andare ad abitare in un quartiere disagiato, carente di tutto. Volevamo condividere, specialmente con gli ultimi, i problemi e le necessità che si presentavano ogni giorno.

Gela, fin dal 1987, è conosciuta per la forte presenza della criminalità organizzata, con violenze e omicidi. Paura e preoccupazione generano indifferenza e chiusura, portando ognuno a vivere isolato nelle mura della propria casa.

E' chiaro che il primo obiettivo era vivere tra noi l'ideale della Fraternità; il primo cambiamento sarebbe partito dalla nostra famiglia.

Trasferiti nella nuova casa nel quartiere Fondo Iozza abbiamo cominciato ad accettare la situazione: la strada non era asfaltata, era piena di fango, mancava l'illuminazione pubblica...mancava tutto. Abbiamo cominciato così a cercare con ciascun vicino un rapporto nuovo, costruttivo, fino ad arrivare a discutere i problemi comuni più urgenti, cercando di non usare il metodo della denuncia, ma immedesimandosi nei problemi di ogni persona che incontravamo.

Ad esempio, una notte, mentre fuori c'era un temporale furioso e le strade piene di fango, ha squillato il telefono: era un vicino che mi comunicava che alcuni garages si stavano allagando e anche una falegnameria rischiava di essere sepolta da acqua e detriti. Il proprietario era disperato. La paura di uscire era tanta, viste le condizioni, ma poi mi sono deciso a uscire per aiutare chi era nel bisogno. Mi sono avventurato con la macchina nel fango.

Quella notte abbiamo lavorato fino alle cinque, facendo di tutto per eliminare l'acqua dai locali e incoraggiare il proprietario della falegnameria; sono intervenuti altri a dare una mano, la solidarietà ha iniziato a farsi strada e a poco a poco abbiamo avuto la sensazione che la situazione si fosse sbloccata: certamente, se non fossimo intervenuti, i danni sarebbero stati maggiori.

Sono nati così i primi incontri con le famiglie del quartiere, per discutere dei vari problemi della rete fognaria inesistente e causa di gravi malattie, della condizione delle strade e della rete idrica. Siamo riusciti a dialogare perché prima abbiamo cercato il rapporto tra le varie famiglie e questa esperienza ci ha portati a vedere in modo diverso anche quello con le amministrazioni. Siamo riusciti nel tempo a passare dalla logica della protesta e dello sbarramento a quella del dialogo con i vari sindaci che da quel momento sono più disponibili a collaborare.

E’ nato così un comitato per il quartiere del quale Rocco è stato presidente, per la fiducia conquistata “sul campo”. Il primo obiettivo è stato ridare fiducia alle persone scoraggiate dalle promesse mancate.

Al di là delle pressioni politiche, lentamente ognuno ha ritrovato la sua dignità scoprendosi “soggetto politico” proprio per la partecipazione alla vita del quartiere.

Assemblee, riunioni, contatti personali, esperienze di aiuto reciproco in situazioni di difficoltà:  momenti preziosi che hanno rafforzato i legami, creando il senso di comunità. La cosa non è passata inosservata agli occhi della città e abbiamo ottenuto uno stanziamento di fondi per il risanamento del quartiere».

Adesso, a Fondo Iozza, prima chiamato “Quartiere X”, molte cose sono cambiate: oltre alla rete idrica e fognaria, si è proceduto alla metanizzazione e all'illuminazione pubblica.

Il fattore più interessante è certamente il “come” queste opere sono state portate a termine, grazie alla tenacia e alla tempestività con cui si sono affrontati i problemi, ma soprattutto con il metodo del dialogo, della fattiva collaborazione di un gruppo di persone per il bene di tutta la comunità.

«Ci siamo impegnati in un torneo di calcetto che coinvolge 360 giovani e 150 ragazzi in 24 squadre, che ha l'obiettivo di sensibilizzare la comunità per creare infrastrutture secondarie, e poi la chiesa parrocchiale, la zona sportiva, un centro sociale per “vivere” la comunità che si sta creando, con l'indicazione di lavorare nell'ottica dell'insieme sociale.

Oggi Fondo Iozza è riconosciuto come un quartiere “pilota”, ed è stato ribattezzato “Quartiere Nuovo” dove, nonostante le difficoltà, si continua a creare fra tutti un clima di fraternità e di pace, lavorando personalmente e insieme ogni giorno per fare un passo in avanti verso una fratellanza reale, dove la persona è al centro di questo nuovo ordine e lavora con una mentalità nuova, cambiando il volto della società che ci circonda».

© Photo Copyright Giovanbattista Roncato

 

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