UMANITÀ NUOVA

Etica sociale

Gioco_azzardo

 

13 anni e 18.000 euro di debiti di gioco! Un macigno che può portare un ragazzino al pensiero del suicidio. Come uscirne? La storia emblematica di Grace e di un’intera città contro la piaga del gioco d’azzardo.

di Paolo Balduzzi

 

Una frase, rimasta famosa, dell’attore John Belushi dice che quando il gioco si fa duro, i “duri” cominciano a giocare. In Italia funziona al contrario: “Quando i duri cominciano a cedere, la febbre del gioco sale”.

Gli ultimi dati disponibili, risalenti a Dicembre 2011, sono impressionanti:  si è registrato un aumento delle giocate del 26,36% nel periodo Gennaio-Novembre 2011, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel 2010 la crescita era stata del 13,17%, nel 2009 del 12,96% e anche nel 2008 c’era stato un balzo notevole rispetto al 2007.

Dati preoccupanti non solo per i numeri: una ricerca condotta nel 2008 dal Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d’Azzardo, fa emergere che i giochi preferiti sono quelli in cui mancano le relazioni; i giocatori dunque, soprattutto quelli più accaniti, spesso soffrono di una vera patologia, la dipendenza da gioco, che affonda le sue radici in altri tipi di disagio molto più profondi. E non sono più così rari i casi in cui una famiglia o un’intera vita vengono distrutte dai debiti.

Recentemente si fa un gran parlare del gioco d’azzardo, anche perché in televisione gira una pubblicità che incita al gioco senza tenere conto degli effetti, a volte devastanti, che questi spot potrebbero avere. Davanti al televisore ci sono persone di tutti i tipi, anche gente debole dal punto delle relazioni e degli affetti, oppure adolescenti che facilmente cadono nell’inganno di trovare nel gioco una soluzione ai loro problemi. Anzi, le pubblicità sono rivolte proprio a questo tipo di persone. E le conseguenze sono imprevedibili, talvolta pericolose.

Ne sa qualcosa Grace Martines,  insegnante di inglese in un istituto comprensivo di Catania, in un quartiere a rischio, Librino: «Sono in questa scuola già da qualche anno e mi sono resa conto di alcune problematiche che vivono i nostri ragazzi. Fra questi c’è proprio il gioco d’azzardo».

Ci racconti cosa è successo in una mattina di Febbraio?
«Quella mattina un mio alunno, che chiameremo Carlo, 13 anni, si è mostrato molto nervoso, oltre la soglia della normalità. Alla mia richiesta di spiegazioni, ho capito non voleva sbottonarsi troppo in classe, ma aveva comunque bisogno di parlare. Dopo la lezione mi sono fermata con lui. In un pianto dirotto mi ha detto la sua decisione di togliersi la vita quella mattina, a causa di un debito di gioco».

A quanto ammontava il debito?
«18.000 Euro, che chiaramente non sapeva dove andare a prendere. Era assorto in tutti questi pensieri, non sapeva cosa fare, dove andare, stava addirittura cercando quale fosse il mezzo migliore per uccidersi, tanta era la vergogna e la disperazione».

La tua reazione quale è stata?
«Sono rimasta sorpresa, non avevo idea di cosa fare per cercare di distoglierlo dal suo proposito. Ma ho sentito che dovevo ascoltarlo, e così ho fatto, cercando di rasserenarlo. Avrei parlato io con i suoi genitori per spiegare la situazione e all’uscita da scuola l’avrei accompagnato a casa».

Il ragazzo aveva ricevuto qualche minaccia?
«Sì, coloro che gli avevano prestato i soldi che lo avevano fatto giocare, si sarebbero presi una “rivincita” sulla sorella di Carlo qualora questi non avesse pagato. C’era anche questo fatto a rendere la situazione ancora più complicata».

Non potevi più lasciarlo solo….
«Gli occhi di Carlo erano quelli di chi ti dice “dammi aiuto”. Alla fine di quella mattinata ho parlato  a cuore aperto con il padre. Lì è scattato qualche cosa, perché alla fine lui stesso mi ha ringraziata per aver ridato “vita a questo figliolo che aveva deciso in quella stessa giornata di uccidersi”. Ma da quel momento ho sentito che non sarei più potuta stare con le mani in mano».

In che senso?
«Avevo colto che nella relazione con Carlo e il suo papà avevamo cominciato a ritrovare speranza per risolvere il problema, cosa che da soli è impossibile. Ma il pericolo era sempre presente, non bastava affacciarsi al problema. Mi sono informata per capire come dei minori possano entrare in questo giro di gioco e accumulare queste debiti così pesanti. Ho cominciato a capire che varie associazioni del territorio si stavano già dando da fare per raccogliere le firme…Insomma stavano muovendosi. Ma io, come cittadina, cosa potevo fare?»

Ed anche in questo caso è stata fondamentale la relazione con l’altro..
«Proprio così. Intuendo che solo insieme agli altri avremmo trovato la soluzione  a un problema sempre più allarmante per tutti i quartieri, ho messo in comune con altre persone fidate quanto stavo vivendo: ho coinvolto così alcune mie amiche, le mamme, altre insegnanti, un po’ tutta la città e il quartiere per sensibilizzarci al problema».

Ed è partita una campagna.
«In realtà ne sono partite due. Ma prima di tutto sono seguiti altri incontri con il papà di Carlo e la sua famiglia. Il ragazzo ora sta meglio, è più sereno. Per il suo bene la famiglia gli ha chiesto di lavorare per un periodo, in modo da responsabilizzarsi e capire il pericolo che ha corso.

Ci siamo poi attivati per far partire una campagna di raccolta firme. Ci sono due petizioni: una rivolta ai sindaci dei vari comuni della provincia di Catania,  per far rispettare un articolo di legge che vieta che le sale gioco siano in prossimità delle scuole proprio per tutelare i ragazzi. Il prefetto e il questore di Catania si aspettano una grande collaborazione di tutti i cittadini perché è da questi fatti che poi possono partire le eventuali indagini».

La seconda campagna invece a chi è rivolta?
«Stiamo lavorando a una raccolta firme da inviare al Presidente del Consiglio dei ministri. Questa seconda petizione mira  a vietare la pubblicità del gioco d’azzardo sulla stampa e in televisione, cosa che, purtroppo, sta accadendo. Io non so dirti quale sia il polso della situazione ancora, ma so che c’è gente che si è impoverita, indebitata per colpa del gioco».

Quali sono le caratteristiche di questa azione?
«Quella che si sta diffondendo è un’azione di cui tutta la città si sta facendo carico. La cosa bella e la soluzione del problema sta proprio qui: nella qualità delle relazioni, in un tessuto sociale attivo e sano che può costituire la migliore prevenzione a questo tipo di problemi. E’ la direzione in cui dovremo lavorare dopo il 27 Aprile, termine ultimo per la raccolta di firme».

Ti è mai venuto il dubbio che tutto questo lavoro serva a poco?
«Non mi è mai passato per la mente, anche se tanti lo dicono.. anche mentre firmano. Vorrei far capire che partendo insieme dalle piccolissime cose, possiamo dare un contributo concreto a tutta la società, non solo per salvare una vita, ma per trarre da una storia la forza per risolvere un problema di tutti. Non ce la sentiamo di tirarci indietro, e nel nostro piccolo stiamo facendo quello che è possibile; certi che è nel metterci insieme con l’obiettivo del bene comune che troveremo le soluzioni definitive».

Per scaricare la petizione clicca pdf  qui .

 

© Photo Copyright Jayneandd, Creative Commons License


 

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