UMANITÀ NUOVA

Etica sociale

82-Angeli-a-Roma
Le città sono spesso foriere di reti dinamiche fatte di associazioni, di servizi, animate da persone che lavorano silenziosamente per dare cittadinanza a chi è ai margini della società. A Roma, ad esempio, un “gruppo operativo” che si ispira all’Ideale della Fraternità,  carcerati. Dopo avervi raccontato la prima parte, ecco come continua la storia...

Roma-redazione

 

Anna

Anna è una ragazza giovane, abita a Roma nel quartiere San Basilio con suo figlio Samuele che ha sei anni. E’ in grave difficoltà economica e così Carlo ha fatto una ricerca per trovarle un impiego a ore, per fare delle pulizie, ma senza niente di certo. Giovanni, il marito di Anna, è uscito dal carcere per incompatibilità del suo stato di salute con le condizioni di vita carceraria. E’ stato operato per un tumore. 

Siamo andati a trovare Anna anche prima che Giovanni tornasse a casa. Anna ha grandi necessità di viveri, soprattutto per il bambino; non avendo proprio niente talvolta è stata costretta a rubare nei supermercati qualche confezione di carne per suo figlio. Alla richiesta che le ho fatto su cosa avesse bisogno, mi ha risposto di portarle ciò che il mio cuore di mamma avrebbe suggerito. 

Essendo anche noi in difficoltà economica per diversi problemi familiari, non sapevamo più come affrontare questa situazione, ma ci è venuta in soccorso Marina, un’altra del nostro gruppo, che ci ha consegnato una somma raccolta con la quale abbiamo potuto fare più volte la spesa per Anna e il suo bambino.

Il bambino, all’inizio un pò scontroso, una volta che abbiamo portato loro dei viveri, nel vedere il tavolo pieno di cose buone, ha esclamato: «Mamma ci sono anche le uova !!!» C’erano anche dei biscottini “ringo” che lui ha apprezzato moltissimo; aveva gli occhi che parlavano di felicità. Ha preso in mano una sua scatolina, ha tirato fuori 12 banconote da mille lire, era tutto il suo tesoretto, ne ha date sei a me e sei a mio marito. Era il suo regalo per noi. Ha voluto a tutti i costi che tenessimo questo suo dono. Abbiamo accolto questo regalo con commozione perché era un segno della reciprocità che cominciava a farsi strada nel nostro rapporto.

In uno degli ultimi incontri abbiamo conosciuto anche Giovanni. Anche lui è molto giovane, ancora in convalescenza per l’operazione. Non è ancora passata la fase dell’emergenza, ma insieme ci stiamo confrontando su come poter continuare a sostenere questa famiglia.

 

Riccardo

Riccardo è un ex detenuto, ora pienamente libero; cinquantenne, ancora con qualche problema di tossicodipendenza e senza lavoro, Riccardo è separato e con una figlia quindicenne che vive con la madre. Vive da solo in un appartamento, lasciato in eredità a lui e ai suoi fratelli.

Riccardo è un sessantottino intellettuale e una persona molto vulnerabile. A momenti di euforia e di forte desiderio di ricominciare a vivere ed essere economicamente indipendente, alterna momenti di forte depressione perché non riesce ad avere un lavoro che gli permetta di vivere una vita dignitosa, riconquistare la stima e l’affetto della figlia, dei suoi familiari ed amici tutti. Quando è in fase depressiva si riavvicina a lui lo spettro della droga, ricade nella condizione di tossicodipendenza.

Questi momenti sono frequenti e noi lo assistiamo con uno speciale rapporto fraterno. 

Le difficoltà economiche sono tante, interveniamo con aiuti in vitto, vestiario e spesso mettendo le mani al nostro portafoglio per le urgenze. Carlo segue la situazione di Riccardo in modo particolare, intervenendo per tutte le necessità pratiche che si presentano. In un suo messaggio Riccardo dice a Carlo: «Scusa se ti disturbo ma ieri quando ci siamo visti mi sono vergognato a dirvi che sto letteralmente senza un cent in tasca. Siccome di gente disposta ad aiutarmi se ne trovano pochissime per questo mi sto permettendo di chiedervi una mano non senza vergogna. Ma la disperazione fa superare ogni ostacolo. Scusatemi e cercate di capirmi. Un caro saluto, Riccardo».

In un altro messaggio dice: «Qualsiasi aggettivo non riuscirebbe a quantificare adeguatamente il senso di gratitudine che nutro nei vostri confronti per tutto quello che state facendo per me. Buon w/e, Riccardo».

Riccardo ha scritto alcune poesie durante la sua lunga permanenza in carcere, raccolte poi in un libro, per il quale ha vinto anche un premio letterario e partecipa spesso a trasmissioni e conferenze che parlano delle condizioni dei carcerati per denunciare e dare la sua testimonianza. E' stato anche in Campidoglio dove erano presenti Assessori del Comune di Roma e poeti contemporanei, intervenendo a favore dei carcerati e proponendo soluzioni per avere condizioni di vita più umane; gli è stato chiesto di scrivere e pubblicare nuove poesie.

Anche nella storia con Riccardo, come con tutti gli altri, viene chiesto a tutti noi la fedeltà all’Ideale della fraternità che richiede di comprometterci per l’altro, annullare noi stessi per far posto all’altro, soprattutto quando questi è più fragile e debole. Ma la felicità negli occhi dei nostri amici è impagabile, anche se dura solo un minuto, ed è necessario ricominciare ogni volta che si sbaglia. Ma d’altronde, è solo quando cominci a camminare che cadi....

 

 

© Photo Copyright Inside Carceri Creative Commons License

 

 

 

 

 

 

 

 

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