UMANITÀ NUOVA

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Benvenuti nello spazio “biblioteca”. Scrittori, artisti, filosofi, giornalisti e intellettuali, hanno preso sulle loro spalle le domande provenienti dalle realtà sociali e le hanno diffuse attraverso articoli, libri, video. In ogni testo viene in evidenza la qualità dei rapporti sociali, come base per la felicità di singoli, famiglie e intere comunità.

Il benessere nella città



michele_serniniMichele Sernini (1936-2007) ha insegnato Gestione urbana alla Facoltà di Architettura di Reggio Calabria. In precedenza aveva insegnato nelle aule dello Iuav di Venezia ed era considerato un’insigne luminare nel suo campo. Intorno alla metà degli anni sessanta, studiando per un grande comune i problemi inerenti la città, le infrastrutture di trasporto, la pianificazione,  si è appassionato a tutte le tematiche legate alla vita urbana e metropolitana, diventando uno dei più illustri “urbanisti” e teorici della tecnica e della pianificazione urbanistica. Nei suoi studi ha rivolto particolare attenzione alle connessioni che, in materia di territorio, esistono o vanno stabilite tra società, pratiche amministrative e politiche di governo o di piano, e interventi analitici e progettuali propri dell’architettura.

Sapeva far nascere curiosità, stimolare interessi: dalla sua borsa magica uscivano libri a noi sconosciuti, nelle sue lezioni toccava anche discipline diverse dai saperi del territorio che costituivano il nostro riferimento”, così lo ricorda un suo studente al momento della morte.


il_benessere_della_cittNel testo che vi proponiamo di seguito, Sernini racconta “il benessere della città”: “Una cosa è parlare del benessere della città (…) altra cosa è parlare del benessere dei cittadini, di cui pure l’amministrazione della città dovrà occuparsi”  - afferma lo studioso che, spaziando dalla storia, alla filosofia, alla sociologia e al diritto, ci aiuta a riflettere su alcune fondamentali dinamiche che riguardano le nostre città. Con quella libertà e indipendenza che gli erano proprie e che traspaiono anche da queste righe.

E’ possibile scaricare il testo alle pagine web: www.sernini.net/governo/modena/modena.htm


Paolo Balduzzi, 10.II.2010

Istanbul la città dell'incontro inevitabile


instanbulDal 16 Gennaio la città turca è capitale europea della cultura

Franco La Cecla (Palermo, 1953) è architetto e docente di antropologia culturale in Italia e all'estero. Nei suoi lavori ha affrontato il tema dell'organizzazione dello spazio contemporaneo nell'armonia tra locale e globale, ponendo una particolare attenzione alle soglie, ai confini tra le culture.
Il prof. La Cecla ha recentemente pubblicato un interessante articolo sulla città di Istanbul, dal 16 Gennaio capitale europea della cultura.
“Queste colline”- così conclude l'articolo - “sono in realtà un affacciarsi sul destino dell'Europa, sul senso dell'apertura inevitabile tra culture, sul senso soprattutto dell'essere giovani oggi, sulla caduta fortunata di frontiere, sulle occasioni generose di strade e spazi pubblici dove si incrociano minigonne e veli, gendarmi e studenti Erasmus, spagnoli e italiani, e ovviamente anatolici con in testa le gerle del pane di sesamo che qui scandisce le mattine”.

Visualizza l'articolo completo alla pagina web: clicca qui

Il fascino intatto della grande città

Vi proponiamo di seguito un articolo apparso recentemente su “Il sole 24ore”, il più autorevole giornale economico italiano, al terzo posto nelle vendite a livello nazionale.

Il titolo parla da sé e richiama un'indagine condotta dallo stesso quotidiano sull'attrattiva delle grandi metropoli, soprattutto italiane, ma senza dimenticare le grandi città del mondo.

La metropoli resta un centro di fascino”- racconta l'autore Luca De Biase- “Poca qualità ma grande prospettiva (...) L'ambizione, l'astrazione della metropoli è il centro di gravità che attrae moltissimi in cerca di fortuna e pochi fortunati. Le molte fragilità e i pochi successi sono il risultato complessivo. Come cercare un equilibrio? In realtà, non esiste una metropoli sana senza una sana costellazione di piccole città. L'avventura è ovunque, nelle piccole o nelle grandi vite. Il progresso è l'insieme. E chiunque lo voglia ridurre a una delle sue componenti, fa ideologia o romanzo”.

L'articolo è visionabile direttamente sul sito, oppure potete scaricare il pdf cliccando qui.

Viscerale, un grido dalle banlieue


“Nelle viscere della città ci sono ferite molto profonde e lacrime che ci obbligano a essere come pietre. Ma c’è anche la speranza che ci fa vivere e c’è anzitutto l’amore”. Così racconta il giovane scrittore di origine africana Rachid Djaïdani a riguardo della suo ultimo romanzo  pubblicato recentemente in Italia per i tipi della Perrone, con il titolo “Viscerale, un grido dalle banlieue”.
La storia del piccolo Lies è fatta di discriminazione, di vita dura nella banlieue parigina, dove la realtà spigolosa e amara della solitudine rischia di rendere vani i sogni più normali per ogni essere umano. Poi accade la svolta che prelude l’occasione di una vita.
Il romanzo è il filo appassionante di una ricerca della verità e delle bellezza, di un riscatto per sé stessi e per gli altri che rendono il lettore partecipe di una realtà difficile comune a molti sobborghi delle nostre città, che però non lascia l’amaro in bocca. Perché “nella giungla della banlieue crescono anche i fiori”.
Vi proponiamo in allegato l’intervista rilasciata da Djaïdani al quotidiano italiano “Avvenire”, lo scorso 9 Dicembre.

Paolo Balduzzi

Le città invisibili

Le città invisibili (1972) – Italo Calvino, Einaudi Editore.

 

Da quando ho letto quel libro, alcuni anni fa, è diventato quasi un gioco riconoscere, almeno in alcuni tratti, le città invisibili. Cunicoli di tubi, stanze buie e oscure, o luminose e perfette, con quei nomi di donna ad accogliere il visitatore che, dentro la città, vive la sua vita ed esprime il proprio essere.

citt_invisibili_1“Personalmente, nel mosaico dei vari emblemi di città atemporali non v'è stata alcuna che mi abbia colpito in modo particolare, ma in ognuna ho ritrovato una parte di me, un'emozione, uno stato d'animo, una peculiarità della mia città e di quelle che fino a oggi ho visitato”.
Queste righe, raccolte da un visitatore di un blog letterario, possono riassumere il pensiero di molti lettori che in queste pagine hanno comunque trovato qualcosa di interessante. E allora andiamo, almeno un po', e in punta di piedi, alla scoperta di queste città che l'autore racconta e che, invisibili agli occhi umani, fanno vibrare però ogni corda interiore. Forse perchè alla fine le pagine raccontano i nostri luoghi che, piccoli o grandi, sono degni della nostra attenzione e richiamano alla mente una storia, che breve o lunga è quella di ciascuno, e per ciò stesso affascinante.

E' l'autunno del 1972Viene pubblicato per i tipi della Einaudi un libretto molto strano, per le forme narrative e i contenuti: “Le città Invisibili”, appunto. A quel tempo, il suo autore Italo Calvino, non era ancora scrittore da record di vendite in libreria, e il libro non ebbe la risonanza che forse avrebbe meritato. Eppure, con un lento e cocciuto passaparola, entra nelle case e nei cuori di molti lettori, che ancora oggi, come il sottoscritto, lo amano e tornano a sfogliarlo di tanto in tanto.

Un libro nato un pezzetto alla volta, secondo le ispirazioni dell'autore fissate su foglietti di carta, magari intervallate da lunghi momenti di silenzio. Sono ricordi di viaggio, annotazioni in prosa o in poesia di città o luoghi visitati, impressioni “consapevoli” del momento artistico e umano che il loro creatore stava attraversando, e quindi informate di dubbi, di sensazioni, che si declinano in città ora sporche e cariche d'immondizia, città tristi o città contente, creative o limitate. L'insieme dei fogli però, non formava ancora un libro. Era necessaria una cornice, un contesto che legasse tra loro i vari momenti e le varie città, per poter trasmettere un messaggio coerente e spiazzante a ogni lettore sulle meraviglie dei nostri luoghi.

Ecco allora l'idea geniale: chiamare il più grande viaggiatore di tutti i tempi, Marco Polo, e far presentare a lui, a mò di relazione di viaggio, le città, ognuna introdotta da un dialogo in corsivo tra lui e l'Imperatore dei Tartari al quale consegna questo suo vissuto. Prende corpo così la struttura del testo che comprende 11  percorsi tematici, ognuno di cinque luoghi, per 55 descrizioni complessive di città che portano ciascuna un nome di donna. Veri e propri reportage, ora minuziosi nei particolari, ora più complessivi, che mostrano ciò che in una città non si vede, come la rete dei tubi, come le persone che abitano dentro le finestre chiuse, come i mattoni sotto l'intonaco. Ma soprattutto raccontano di una città che è dentro ogni persona. Una città che è invisibile perchè, vittime di uno stress e di una corsa continua a raggiungere lo scopo, non siamo più capaci di cogliere quei segni profetici che il vivere insieme porta a condividere, e a rendere la vita di ciascuno migliore.
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Tanti sono i temi scottanti che il romanzo tocca, e che sono ancora oggi sul tavolo dell'attualità: dal rapporto tra lo “straniero” e la terra che l'accoglie, la comunicazione e il linguaggio nella città,  la democrazia e l'ordine del sovrano; ma uno particolare è quello della denuncia, per quei tempi profetica, di un rapporto tra i media e i cittadini caratterizzato da sospetto e fascino: l'Imperatore stesso, seppur ammaliato dal modo di raccontare di Marco Polo, non sa se credergli o meno, quando racconta di luoghi per quei tempi, il medioevo, impensabili, come un aeroporto, come la città di Los Angeles negli Usa che l'esploratore veneziano non ha certamente conosciuto.

Una natura letteraria complessa che risente del periodo parigino dell'autore che all'ombra di Notre Dame aveva vissuto in pieno il '68, la destrutturazione dei valori, delle simmetrie, la contestazione, ricavandone una valenza creativa che ha messo a frutto in queste pagine ricche di attualità.
Attualità perchè Calvino, in questo suo testo atipico e meraviglioso, non si concentra sui particolari reali delle città, ma le coniuga ora con la memoria, ora con i desideri, ora con i segni, con i drammi, portandoci “a cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio" 1. Ecco la forte valenza simbolica di questo testo che invita il lettore a domandarsi e a scrutare il perchè è necessario vivere, e vivere bene, a stretto contatto l'uno con l'altro, e la fiducia che questa convivenza porta a generare.

Perchè è vero, alla fine del libro è possibile pensarla come Marco Polo che, in un colloquio con l'Imperatore, dice : “Anche le città credono d'essere opera della mente o del caso, ma né l'una né l'altro bastano a tener su le loro mura. D'una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda” 2 .


Paolo Balduzzi, 30.XI.2009


1 Italo Calvino “Le città Invisibili”,  Torino, Einaudi Editore, 1972.
2 Italo Calvino “Le città Invisibili”,  Torino, Einaudi Editore, 1972, cornice III-A

Familyfest 1993

Chiara Lubich, fondatrice e presidente del Movimento dei Focolari, ha avuto, nel corso della sua vita, incontri con le persone più varie, dando a tutti una parola, un’indicazione su come concretizzare l’ideale della fraternità nei più diversi ambiti: che fosse un discorso a un gruppo di politici, o un dialogo schietto con  giovani e ragazzi, che desse un saluto alle famiglie riunite a congresso, ogni volta è stata un’occasione per approfondire la novità che questo modo di vivere genera, e che informa, a partire proprio dalle città, l’intera società.


Familyfest - Palaeur (Roma), 5 giugno 1993


Semi di comunione per l’umanità del terzo millennio

Una proposta

- stralcio dal messaggio di Chiara Lubich -


…Ora, compito di ogni famiglia è vivere talmente alla perfezione la propria vocazione di famiglia da poter divenire modello per l’intera famiglia umana, trasferendo in essa i suoi valori con il loro tipico modo di essere.
Così la famiglia diventerà, come dice il titolo del Familyfest, seme di comunione per l’umanità del terzo millennio.

 

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Intervista a Marco Romano

L'NTERVISTA . Come coniugare l’efficienza di centri urbani moderni con il rispetto degli edifici storici? Parla l’architetto Marco Romano

Ridiamo un’anima alle nostre città

Marco Romano è nato a Milano il 28 Settembre 1934. E' architetto e Professore ordinario di Estetica della città. Direttore scientifico della Sezione Italiana alla XVII Triennale di Milano sul tema "Le città del mondo: il futuro delle metropoli" nel 1988, è stato direttore della rivista "Urbanistica". Collabora con alcuni quotidiani italiani ed è membro del Consiglio superiore del Ministero dei Beni Culturali (2009).
In un'intervista al giornalista Leonardo Servadio del quotidiano "Avvenire" pubblicata il 2 Settembre 2009 ha rilanciato l'idea di una città "con l'anima". Senza rinnegare la storia di ogni centro urbano, Romano riconosce nella bellezza la carta vincente per un efficiente sviluppo futuro delle città, per assicurare il benessere della persona che l'abita


scarica l'articolo in pdf

Discorsi cittadinanze onorarie Chiara Lubich

chiaralubichDal 1995 in poi Chiara Lubich, fondatrice e presidente del Movimento dei Focolari, è stata insignita di ben 21 cittadinanze onorarie. Riconoscimenti che le sono arrivati per aver contribuito a rendere ogni città degna della sua storia, della sua vocazione all'accoglienza, al dialogo, all'incontro tra le persone. Da Rocca di Papa a Milano, da Buenos Aires a Tagaytay, nelle Filippine, vi proponiamo in questa sezione i suoi discorsi in occasione delle diverse cerimonie di conferimento.
Ecco come la fratellanza universale mette insieme persone e talenti, necessità e possibilità, valorizzando le singolarità che fanno di ogni città un posto unico al mondo.

 

1996 Pompei (Italia)

2000 Roma (Italia)

Living City

Di seguito una serie di articoli in lingua inglese sul "vivere la città" pubblicati dalla rivista mensile Living City.

 

New
Bill Hartnett, pp. 8-10 (Jan 2010)
Ottmaring, pp. 16-17 (Jan 2010)
Paul Bambrick, pp. 14-16 (Nov 2009)
Cafe con leche, pp. 18-20 (March 2009)
Circus Sisters (Oct. 2009)

Facing the Financial Crisis, p. 9 ( Feb. 2009)

We have always been people of faith, pp. 18-19 ( Feb. 2009)
Soccer Clinic, pp. 26-27 (Feb. 2009)
Special Cooperation, pp. 26-27 (June 2007)
The Village With a Caring Heart, pp. 24-26 (May 2007)

 

Presets
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