UMANITÀ NUOVA

Armonia sociale e arte


La forma della città

La città che forma

Idee e proposte per conoscere i luoghi dove abitiamo

(parte III)

 


Sommario

1. Esiste ancora la città?

2. Cityfest: la città al centro

3. Conoscere e amare la propria città

4. Descrivere, esplorare, immaginare la città

 

3. Conoscere e amare la propria città


Un ideale di città. Scrive il Cardinal Carlo Maria Martini, che “per superare le maledizioni o le fatiche della città e per leggere dentro di essa la presenza di non poche benedizioni come pure di non poche gioie sincere, non occorre necessariamente avere davanti agli occhi una città ideale, ma almeno un ideale di città. Una città fatta di relazioni umane responsabili e reciproche, che ci stanno dinnanzi come un impegno etico“ (Verso Gerusalemme, 2004).

La pedagogia dei luoghi. L’esperienza che Chiara Lubich ci ha insegnato a fare nei luoghi dove abitiamo è scandita da sequenze comuni in ogni parte del mondo.

In primo luogo, l’Ideale ci porta a riconoscere la realtà che abbiamo davanti, con tutte le sue problematiche. Questa distanza tra il mondo e le nostre aspettative può avere vari effetti su di noi. Scrive Italo Calvino che ci sono due modi per non soffrire dell’inferno delle nostra città: “il primo risulta facile a molti. Assumere l’inferno, fino al punto di non riconoscerlo più. Il secondo esige attenzione e apprendimento continui: cercare chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. (Italo Calvino, Le città invisibili). Possiamo scivolare in questi “inferni” in una sorta di assuefazione senza più riconoscerne la loro esistenza, oppure prendere la strada opposta.

Ogni volta che usciamo di casa, che camminiamo per strada, possiamo esercitare quella strategia dell’attenzione, che ci ha insegnato Chiara Lubich. Quella capacità di accorgerci dell’altro, di comprendere i suoi bisogni anche quando non li esprime, di riconoscerlo nella sua unicità.

Guardare, ascoltare non sono soltanto azioni esterne, ma qualcosa che coinvolge tutto il nostro essere: guardare e ascoltare diventano dunque necessità di amare, di prendersi cura, di farsi carico. Significa imparare a scorgere le possibilità dietro alle difficoltà, la bellezza dietro un ambiente degradato.

Questa presa di coscienza ci spinge a cercare strade per ricostruire relazioni di fraternità, creando ponti e reti. Prima di tutto, ponti tra persone, che infittendosi, danno luogo a vere e proprie reti tra diversi soggetti.

Fraternità significa anche compartecipare ad iniziative promosse da altri uscendo da situazioni locali, per uno scambio di esperienze che non possono che rivelarsi di arricchimento reciproco.

 

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